Volendo dare una breve e immediata definizione di cosa sia la musicoterapia, si può dire che è l’utilizzo di suoni e musica atti a creare un canale di comunicazione e di espressione, e in definitiva una relazione, con le persone che nella vita quotidiana sperimentano difficoltà inter e intrapersonali. I destinatari di un intervento di musicoterapia sono molteplici: persone con handicap fisici, mentali,
 

disturbi psichici, con problematiche affettive, emotive, espressive, di relazione, disturbi della condotta, dell’attenzione…Con la musicoterapia si fruisce della musica non a livello estetico e di intrattenimento, ma dal punto di vista curativo e relazionale. L’attenzione è posta più sul processo che sul prodotto. L’obiettivo non è l’acquisizione di competenze e contenuti, che possono comunque essere una conseguenza dell’attività, ma la creazione di una relazione, di un contesto espressivo con finalità evolutive ed educative. Le tecniche messe in atto sono sia attive che recettive, e comprendono improvvisazioni sonore, ascolti musicali, esecuzione/composizione di canzoni, esplorazione della vocalità spontanea, etc… Tra le finalità del processo musicoterapico annoveriamo: il migliorare la qualità della vita del soggetto in difficoltà mediante l’uso di suoni e musica; il creare delle relazioni favorendo l’apertura di canali di comunicazione, sia a livello inter che intrapersonale; il migliorare la dimensione dell’Ascolto; il favorire un’autoregolazione ed espressione delle emozioni; il far sentire capaci tutti i partecipanti all’attività, sviluppando così fiducia nelle proprie possibilità.

Perché la musica?
La musica è un linguaggio che appartiene all’uomo da sempre: noi siamo musica, ontogeneticamente. L’uomo è infatti organizzato come una forma musicale, visto che è un complesso armonico di ritmi e melodie che interagiscono tra loro. La musica è un’arte che ci influenza profondamente poiché in noi ci sono tutte le ragioni per esserne toccati: abitiamo in un universo sonoro fin dalle fasi fetali. Il suono rappresenta nell’epoca prenatale la prima esperienza di comunicazione con l’ambiente madre e con l’ambiente esterno: il bambino è immerso in un bagno di ritmi e suoni, e nasciamo che abbiamo già confidenza con essi. La musica rappresenta il nostro linguaggio primario, prima delle parole, ed è per questo che con essa si raggiungono recessi che nessuna parola può sfiorare, a diversi livelli: fisico, psicologico, cognitivo, affettivo…
Poiché l’essere umano ha competenze musicali innate, il musicoterapeuta ha l’opportunità di parlare un linguaggio con chi ha in sé le strutture adatte per afferrarlo, per accoglierlo, nonostante eventuali handicap fisici o psichici. Musicoterapeuta e paziente sono due esseri che vivono insieme la musica, e la adattano continuamente al qui e ora della loro relazione, cercando di far sì che la comunicazione sia sempre pertinente. Nasce un dialogo, il cui valore sta proprio nel fatto di dialogare. Per comunicare bisogna attuare un processo di sintonizzazione, e cioè modulare la nostra attitudine e le nostre risposte sui messaggi non verbali dell’altro. Non ci si basa solo sulle parole, ma anche sugli sguardi, il contatto fisico, i vocalizzi: il lavoro del musicoterapeuta deve mirare proprio a cogliere ogni minimo atteggiamento dell’altro e a rispondergli adeguatamente, in modo pertinente. Si cerca un punto di contatto utilizzando i parametri del suono per entrare in comunicazione con l’altro, che è incoraggiato a esprimersi con i mezzi che ha.
Con la musicoterapia si cerca di rompere le barriere entro cui il paziente è confinato attraverso una capillare attenzione alle sue modalità espressive, trasformandole in modalità comunicative. Cogliere le risposte del paziente significa imparare la sua lingua, per entrare in comunicazione; ogni gesto del paziente può essere inserito in un discorso sonoro al fine di mostrare che è stato notato, così il paziente può riconoscerlo come proprio e utilizzarlo volontariamente a fini comunicativi: è proprio la comunicazione umana ad essere un sentiero di cura. Tutta la presenza del terapeuta, la sua musica, deve essere volta a testimoniare un Ascolto aperto e partecipe, presente e non invasivo, capace di costituire per l’altro un orizzonte di Senso all’interno del quale possa emergere la fiducia nella possibilità di una comunicazione autentica, in cui riconoscersi.